Biblioteca Tione

Gruppo di lettura

giovedì 22 marzo 2018 h 20:30

"Anime belle", Eyal Press


Adatto per: Adulti (18+)


Un capitano della polizia svizzera che, nel 1938, si rifiuta di applicare una legge che impedisce l'ingresso nel suo paese ai profughi ebrei in fuga dai nazisti. Un soldato serbo che, nel 1991, inganna i suoi superiori riuscendo a salvare la vita di molti croati. Un militare dei corpi speciali israeliani che, al culmine della seconda Intifada, informa i suoi superiori che non intende operare nei Territori Occupati. Una dirigente d'azienda disposta a perdere il lavoro pur di non vendere ai clienti della sua finanziaria titoli "tossici". Che cosa spinge la gente comune a sfidare l'autorità e le convenzioni? Attraverso quattro episodi realmente accaduti, storie drammatiche di ribelli improbabili, Press dimostra come i piú coraggiosi atti di dissenso non dipendano necessariamente dal comportamento di una manciata di radicali intenzionati a rovesciare il sistema. Eyal Press esamina le scelte e i dilemmi che tutti ci troviamo ad affrontare quando i nostri principî entrano in conflitto con i doveri che ci si aspetta che onoriamo. Alcuni di noi allora - puri idealisti che restano ancorati con inusuale determinazione alle proprie convinzioni - diventano Beautiful Souls, anime belle, a dispetto di tutto.

Cari amici del giovedì!

Dopo il recidivo silenzio degli ultimi mesi, ritorno in carreggiata cercando di imboccare la via della giusta sintesi.

La lettura di questo mese è perfettamente in sincronia con i fatti accaduti in questi giorni: una guida alpina francese che rischia il carcere per aver portato al sicuro una migrante incinta che stava cercando di attraversare il confine tra Italia e Francia. Una storia che a diritto potrebbe far parte del libro “Anime belle” di Eyal Press, un libro che racconta di come la tutela dei valori profondi di ogni uomo sia a volte in contrasto con le convenzioni sociali e con le leggi. In questo fatto di cronaca cosa dovrebbe prevalere? La legge della montagna che vuole l'accoglienza e la solidarietà, o la legge dello Stato, che tutela i diritti del popolo?

Il libro di questo mese non è una lettura semplice, è una specie di indagine sull'umano che in ogni pagina svela elementi utili alla comprensione dell'argomento. E' un libro che ci interroga sui piccoli fatti che accadono ogni giorno e che ci permettono di operare delle scelte che in qualche modo possono lasciare il segno, di interpellare la nostra e l'altrui coscienza e di portare alla luce il filo che collega ogni persona alle altre. Non siamo più abituati a dire di no, ad andare controcorrente, in un mondo che ci vuole omologati e manipolabili. Alcune persone hanno la forza di scegliere, mentre la maggior parte preferisce farsi condurre come un docile gregge: un ovile e protezione, in cambio dell'autonomia di pensiero.

La parte che riguarda il soldato israeliano ricorda le atmosfere di “Ogni mattina a Jenin”, libro che abbiamo letto qualche anno fa. Le storie degli uomini dell'esercito israeliano, che si accovacciano nel seno della Storia, stimolano le nostre riflessioni soprattutto in merito al tema mai completamente risolto dell'obbedienza ai superiori: fin dove può spingersi un uomo nell'obbedienza? Fino a che punto una coscienza può essere calpestata o ignorata per eseguire? Se l'uomo è un mero esecutore, dove sta la sua differenza dalle macchine? Il processo di Norimberga è stato un fulcro importante di questa riflessione, ammettendo la possibilità di giudicare chiunque commetta atti contro il senso dell'umano, anche se in seguito a un ordine ricevuto.

Il racconto su Leyla tocca il mondo della finanza e mostra una donna che lotta contro un sistema che trova ingiusto perché quando l'economia distrugge l'uomo emerge la necessità di combatterla. Ci mostra come ogni nostra scelta coraggiosa tocchi anche gli affetti, le bolle di vita che circondano la nostra. Proprio per questo è lecito chiedersi cosa faremmo se fossimo posti di fronte a certi bivi. Saremmo capaci di provare empatia nel compiere il nostro “dovere”? E la stessa empatia potrebbe sopravvivere dietro lo scudo di una scrivania da cui impartire gli ordini?

L'autore racconta bene anche la realtà di una Jugoslavia che era crogiolo di convivenze, prima che la corrente contaminante dell'omologazione portasse a distruggere i fondamentali di un popolo portando alla lacerazione. La salvezza passa da chi sa ancora riconoscere che l'etnia non ha nulla a che fare con ciò che alberga nel cuore delle persone.

Il libro è stato un pretesto per avviare un dibattito stimolante sull'umanità e sulla socialità: esistono leggi veramente universali? E' giusto combattere un sistema sociale che non si condivide, anche se questo comporta l'andare contro le leggi?

L'uomo agisce in base a ciò che è giusto: ma chi definisce il “giusto”? L'unica vera discriminante sembra essere il rispetto della vita, senza mai dimenticare che è la responsabilità individuale che crea la collettività. Gli eroi non esistono, sono uomini comuni che scelgono di essere umani nonostante tutto.

Concludo con la bella riflessione di Angelo, che non può essere riassunta senza privarla di sostanza: “Abbiamo difficoltà a capire il tempo che viviamo, ma viviamo pensando che esistono tante anime belle che fanno cambiare il mondo”.

Vi ricordo il prossimo incontro di giovedì 26 aprile in cui parleremo di “Sangue giusto” di Francesca Melandri.

Nel mese di aprile ci sono altri due incontri serali: il primo il 12 aprile “Geotelling” in cui si racconteranno storie di città, in uno spazio sospeso tra narrazione e geografia.

Il secondo incontro è il 19 aprile con la proiezione di “Nati due volte” a cura di AGEDO, associazione dei genitori di persone omosessuali.

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